Le origini della granita siciliana

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La granita è certamente una delle leccornie preferite dei siciliani e già in queste settimane in tantissimi ne hanno già fatto assaggio. Che si tratti di cioccolato, mandorla o pistacchio, la granita siciliana non può mancare nella tavola di tutti i giorni a prescindere dall’orario di consumazione. Ma vi siete mai interrogati sulle origini della nostra prelibatezza? Dovete sapere che la granita siciliana non ha sempre avuto l’aspetto al quale siamo abituati oggi. Nemmeno il nome era lo stesso. Ma andiamo per gradi.

La nascita

Secondo le informazioni più antiche, la granita sarebbe apparsa per la prima volta in Sicilia durante la dominazione araba nel IX secolo. Gli arabi, infatti, importarono alle nostre latitudini lo sherbet (شربة), bevanda tipica dei Paesi del Medio Oriente e dell’Asia Minore dove viene ancora preparata secondo la tradizione locale. Si tratta, nello specifico, di un dolce freddo servito in forma solida o liquida con aromi di frutta.

Con il passare dei secoli, lo sherbet divenne fisso all’interno dell’alimentazione siciliana e si incrociò con l’attività dei “nivaroli“, uomini che durante i mesi invernali si occupavano di immagazzinare nelle cosiddette neviere il ghiaccio che si veniva a formare sui monti siciliani. Era consuetudine, nel periodo, conservare grandi quantità di ghiaccio e neve in questi buchi naturali o edifici realizzati in muratura in previsione dell’estate. Il ghiaccio veniva poi tagliato e rivenduto.

Il nome

In origine il reale nome della granita era “rattata“, ovvero “grattata” poiché veniva raschiata dagli enormi blocchi di ghiaccio per accompagnare la preparazione di sorbetti e ghiaccioli durante il periodo estivo. Il prodotto serviva per refrigerare l’antenato della granita. Nel corso del tempo, la neve è stata sostituita dall’acqua e la granita è riuscita ad acquisire l’aspetto che oggi conosciamo e apprezziamo.

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